Fidelizzare un paziente significa farlo tornare per la prevenzione e per le cure successive perché si fida dello studio, non perché gli è stato offerto uno sconto. Il segnale che qualcosa non funziona lo conosci: l’agenda dell’igiene si svuota, i pazienti spariscono a fine piano di cura, i preventivi consegnati non vengono più ripresi.
Cos’è la fidelizzazione dei pazienti in uno studio dentistico?
La fidelizzazione dei pazienti è il lavoro che lo studio fa perché chi è già stato curato torni ai controlli, all’igiene e alle cure successive, e lo consigli ad altri. Si basa su tre cose: un sistema di richiami che non dipende dalla memoria di qualcuno, un’esperienza in studio che dà fiducia e una comunicazione tra una visita e l’altra che informa senza vendere.
C’è una differenza importante rispetto alla “fidelizzazione clienti” del commercio. Un supermercato può regalare punti, buoni e prodotti in omaggio. Uno studio dentistico no: le comunicazioni sanitarie non possono contenere offerte, sconti o promozioni. I manuali di marketing chiamano questo approccio “marketing relazionale”, cioè costruire un rapporto che dura nel tempo invece di inseguire la singola vendita. In uno studio la cornice teorica conta poco: contano i processi.
Perché conta per i conti dello studio
L’igiene periodica è spesso la porta da cui passano le cure successive: durante il controllo l’igienista o il medico vedono un problema, il paziente si fida e accetta il piano di cura. Un paziente che non torna per l’igiene non torna nemmeno per quelle cure.
Come si organizzano i richiami per l’igiene?
Il richiamo è un processo dello studio, non un SMS automatico. Funziona quando qualcuno ha il compito di farlo, quando la data è registrata e quando c’è una regola per chi non risponde.
Ogni quanto richiamare un paziente
Non esiste un intervallo valido per tutti, e “ogni sei mesi” è un’abitudine più che una regola. La revisione Cochrane sugli intervalli di richiamo (Fee e colleghi, 2020) non ha trovato differenze negli adulti tra il controllo ogni 6 mesi e un intervallo personalizzato sul rischio. Secondo gli autori, anche intervalli fino a 24 mesi potrebbero non peggiorare carie, salute gengivale e qualità della vita. Le prove però vengono da soli due studi randomizzati. La linea guida inglese NICE sui controlli dentali indica un intervallo personalizzato sul rischio del paziente: da un minimo di 3 mesi a un massimo di 12 mesi sotto i 18 anni e di 24 mesi per gli adulti.
L’intervallo quindi lo decide il clinico, paziente per paziente. Per la fidelizzazione cambia il modo di comunicarlo: non “è passato un semestre”, ma “il suo prossimo controllo è fissato tra quattro mesi perché nel suo caso serve così”.
Nessun paziente esce senza data
È la regola che da sola cambia l’agenda dell’igiene: alla fine di ogni seduta il paziente esce con il prossimo appuntamento già fissato oppure con una data di richiamo registrata. Il momento critico è il passaggio dalla poltrona alla segreteria: se il medico dice “ci vediamo tra sei mesi” e nessuno lo scrive, quel richiamo non esiste. La data va registrata nel gestionale per studio dentistico, che poi genera l’elenco dei pazienti da contattare.
Il flusso del richiamo in cinque passi
- Registrazione. In poltrona il clinico indica l’intervallo; in segreteria si fissa l’appuntamento o si registra la data di richiamo.
- Promemoria. Qualche giorno prima dell’appuntamento, o quando scade la data di richiamo, parte un messaggio con data, ora e nome dello studio.
- Telefonata. Se il paziente non ha un appuntamento, la segreteria chiama nelle fasce orarie in cui risponde più spesso.
- Secondo tentativo. Chi non risponde viene richiamato dopo qualche giorno, in un orario diverso, o contattato per iscritto.
- Paziente inattivo. Chi non risponde dopo il secondo tentativo viene segnato come inattivo e rientra in un elenco da ricontattare più avanti.
Chi fa cosa
Il clinico decide l’intervallo e lo spiega. L’igienista o l’ASO rinforzano il perché durante la seduta (“con le sue gengive, a quattro mesi controlliamo che l’infiammazione non torni”). La segreteria fissa, ricorda e richiama. Se uno di questi passaggi manca, il richiamo si perde. La segretaria di studio dentistico è il ruolo su cui pesa di più questo lavoro, ed è uno dei temi del corso Dental Office Manager.
Un esempio di telefonata di richiamo, da adattare al tono dello studio:
“Buongiorno signora Bianchi, sono Laura dello studio del dottor Rossi. La chiamo perché a marzo il dottore le aveva indicato un controllo dopo sei mesi, e il periodo è arrivato. Le andrebbe bene martedì mattina o preferisce un pomeriggio? Le mando poi un messaggio di promemoria il giorno prima.”
Nessuna diagnosi al telefono, nessuna pressione: un fatto (l’indicazione del medico), una proposta concreta e una scelta tra due orari.
Comunicare tra una visita e l’altra: SMS, email e WhatsApp nel rispetto della privacy
I dati dei pazienti sono dati relativi alla salute. Il Garante privacy, nei chiarimenti del 7 marzo 2019 sul trattamento dei dati sanitari, distingue due casi. Per i trattamenti necessari alla cura il professionista sanitario non deve chiedere il consenso. Per quelli con altre finalità, come quelle promozionali o commerciali e la fidelizzazione della clientela, il consenso serve. L’inquadramento di ogni canale e di ogni messaggio va comunque confermato con il consulente privacy o il DPO dello studio.
| Comunicazione | Canale tipico | Finalità | Cosa evitare |
|---|---|---|---|
| Promemoria dell’appuntamento | SMS, WhatsApp | Legata alla cura in corso | Dati clinici nel testo |
| Richiamo per il controllo indicato dal clinico | Telefono, SMS | Legata alla cura | Toni insistenti, messaggi a numeri non verificati |
| Istruzioni dopo un intervento | Carta, email | Legata alla cura | Inviarle a indirizzi condivisi senza verifica |
| Newsletter di prevenzione | Informativa, non legata a una cura specifica | Invio senza consenso, contenuti promozionali | |
| Auguri e messaggi non clinici | SMS, email | Relazione con il paziente | Invio senza consenso |
| Messaggi su nuovi servizi dello studio | Email, SMS | Promozionale | Invio senza consenso; offerte e sconti in ogni caso |
SMS e WhatsApp
Il testo del messaggio contiene solo data, ora e nome dello studio, mai il tipo di trattamento o informazioni cliniche: lo schermo di un telefono lo legge chiunque ce l’abbia in mano. Fai attenzione ai numeri condivisi (il telefono di un familiare, quello aziendale) e non aggiungere mai pazienti a gruppi.
Email e newsletter
Per la newsletter serve un consenso separato, chiesto in modo chiaro e registrato. In ogni invio il paziente deve poter cancellarsi con un clic. I contenuti funzionano se sono utili: come lavare i denti a un bambino, cosa fare dopo un’estrazione, perché sanguinano le gengive. Non funzionano, e non sono ammessi, se diventano offerte.
Cosa scrivere
Prevenzione, istruzioni, novità organizzative (nuovi orari, una nuova sede, un nuovo professionista nel team). Gli stessi contenuti possono andare sui social, come spiegato nella guida su Instagram per studi dentistici. Anche qui valgono i limiti sulla pubblicità sanitaria, spiegati più avanti: niente offerte, niente sconti.
L’esperienza in studio che fa tornare il paziente
Il paziente non ha gli strumenti per giudicare la tecnica di un’otturazione. Giudica quello che vede: quanto aspetta, quanto gli viene spiegato, se è stato accolto, se qualcuno si è fatto sentire dopo. La patient experience è fatta di questi momenti.
Accoglienza e telefono
La prima impressione arriva al telefono: quanti squilli prima che qualcuno risponda, se il tono è cortese, se il paziente riceve un orario preciso. In accettazione il paziente viene salutato per nome e sa cosa succederà durante la seduta.
Attesa e puntualità
Un’agenda costruita con tempi realistici riduce le attese. Quando un ritardo c’è, si comunica subito, con una stima onesta. Venti minuti in sala d’attesa senza spiegazioni pesano più di un piccolo errore clinico che il paziente non vede. Come impostare agenda e flussi è spiegato nella guida sull’organizzazione dello studio dentistico.
Spiegare il piano di cura e i costi
Il paziente deve uscire sapendo cosa gli verrà fatto, in quante sedute, quanto costa e quali alternative ha, con un documento scritto da rileggere a casa. Come presentarlo è il tema della guida sul preventivo dello studio dentistico.
Dopo la seduta
Una telefonata il giorno dopo un intervento chirurgico, istruzioni scritte da portare a casa, una richiesta di feedback qualche giorno dopo. Il feedback serve anche a capire cosa migliorare, e può diventare una recensione: come chiederla nel modo corretto lo trovi nella guida sulle recensioni dello studio dentistico.
Piani di prevenzione e abbonamenti: cosa si può proporre e come comunicarlo
Un piano di prevenzione, per esempio due o tre sedute di igiene all’anno programmate con l’onorario indicato in modo trasparente, è organizzazione della cura. Comunicarlo come sconto, come pacchetto conveniente o come “fidelity card” lo trasforma in una promozione. Il comma 525 della legge 145/2018 esclude infatti dalle comunicazioni sanitarie offerte, sconti e promozioni: per questo i programmi fedeltà del commercio non si possono copiare. Norme e sanzioni sono spiegate nella guida sulla pubblicità per dentisti.
| Formula | Si può comunicare? | Perché |
|---|---|---|
| Piano di igiene programmato con onorario chiaro | Sì, come informazione | Descrive la cura e il suo costo, senza leve promozionali |
| Abbonamento annuale | Con cautela | Ammesso se presentato come organizzazione della cura, non come risparmio |
| “Terza igiene in omaggio” | No | È un’offerta, esclusa dal comma 525 |
| Carta punti o fidelity card | No | È una promozione, esclusa dal comma 525 |
| Prima visita senza costo usata come richiamo | No | Il Codice deontologico (art. 54) non consente di pubblicizzare prestazioni offerte senza compenso |
| Convenzioni con aziende e fondi sanitari | Sì, come informazione | Si comunicano le condizioni, senza presentarle come offerta |
Sulle convenzioni trovi i dettagli nella guida sulle convenzioni odontoiatriche.
Prima di lanciare un piano
Fai rivedere il testo con cui lo comunicherai: l’Ordine può dare un parere preventivo. Gli aspetti contrattuali e fiscali di un pagamento anticipato o di un canone vanno impostati con il commercialista prima di proporre il piano ai pazienti.
Come si riprendono i pazienti persi e i preventivi non accettati?
Un paziente è inattivo quando non fa una seduta da 12 mesi. Non è un paziente perso finché nessuno l’ha cercato. Una volta l’anno conviene estrarre dal gestionale l’elenco degli inattivi e richiamarli con lo stesso metodo dei richiami: una telefonata, un secondo tentativo, poi un messaggio scritto.
Il caso più delicato è il preventivo non accettato. Il paziente ha ricevuto un piano di cura, ha detto “ci penso” e non è più tornato. Funziona fissare già in studio quando risentirsi (“la richiamo tra due settimane, va bene?”), poi chiamare senza pressioni, chiedere se ci sono dubbi e offrirsi di rispiegare il piano. Spesso il blocco è una domanda rimasta senza risposta, non il prezzo.
Un caso a parte è il cambio di titolare: se lo studio passa di mano, i pazienti vanno informati per tempo, con una presentazione del nuovo medico.
Come si misura il tasso di ritorno dei pazienti?
Bastano tre numeri, calcolati una volta al mese.
| Indicatore | Formula | Frequenza | Chi lo raccoglie |
|---|---|---|---|
| Pazienti attivi | Pazienti con almeno una seduta negli ultimi 12 mesi | Mensile | Segreteria, dal gestionale |
| Tasso di successo dei richiami | Richiami con appuntamento fissato / richiami effettuati | Mensile | Segreteria |
| Preventivi non accettati ripresi | Preventivi non accettati ricontattati e poi accettati / preventivi non accettati | Mensile | Segreteria e clinico |
Se i pazienti attivi calano mese dopo mese, il problema è nel flusso dei richiami. Se i richiami sono tanti ma pochi diventano appuntamenti, il problema è nella telefonata o nelle disponibilità dell’agenda. Il cruscotto completo è nella guida sui KPI dello studio dentistico.
Richiami, comunicazione con i pazienti in carico e reputazione fanno parte del marketing odontoiatrico di DentalFAN, che li tratta insieme all’acquisizione di nuovi pazienti. Se vuoi che sia il team a imparare a far tornare i pazienti, accettazione dei piani di cura compresa, c’è il corso di marketing odontoiatrico in studio. Per capire da dove partire, contattaci.
Domande frequenti
Cosa si intende per fidelizzazione dei pazienti?
È il lavoro con cui lo studio fa tornare i pazienti già curati ai controlli, all’igiene e alle cure successive. Non si basa su sconti o premi, che nelle comunicazioni sanitarie non sono ammessi, ma su richiami organizzati, un’esperienza in studio che dà fiducia e una comunicazione tra una visita e l’altra che informa senza vendere.
Come si fa a fidelizzare i pazienti di uno studio dentistico?
Fissando il prossimo appuntamento o una data di richiamo prima che il paziente esca, con un flusso di richiamo in cinque passi gestito dalla segreteria. Poi spiegando piano di cura e costi in modo chiaro, comunicando solo con il consenso dove serve e misurando ogni mese pazienti attivi, successo dei richiami e preventivi ripresi.
Uno studio dentistico può fare una carta punti o un programma di fidelizzazione?
No, se il programma si basa su punti, omaggi o sconti. Il comma 525 della legge 145/2018 esclude dalle comunicazioni sanitarie offerte, sconti e promozioni. Lo studio può invece proporre un piano di prevenzione con sedute programmate e onorario indicato in modo trasparente, comunicato come informazione e non come risparmio.
Quali sono esempi di fidelizzazione del paziente?
Il paziente che esce dalla seduta di igiene con il prossimo controllo già fissato. La telefonata del giorno dopo un’estrazione per sapere come sta. La segreteria che richiama, con calma, chi ha ricevuto un preventivo e non ha deciso. Sono gesti semplici, ma funzionano solo se diventano un processo con un responsabile.
Serve il consenso per mandare un promemoria via SMS o WhatsApp?
Secondo i chiarimenti del Garante privacy del 7 marzo 2019, i trattamenti necessari alla cura non richiedono il consenso, mentre quelli promozionali o di fidelizzazione commerciale sì. Il promemoria di un appuntamento è legato alla cura, ma l’inquadramento va confermato con il DPO o il consulente privacy dello studio. In ogni caso il messaggio non deve contenere dati clinici.
Ogni quanto va richiamato un paziente per l’igiene?
Lo decide il clinico in base al rischio del paziente. La linea guida inglese NICE indica un intervallo tra 3 e 24 mesi per gli adulti e tra 3 e 12 mesi sotto i 18 anni. La revisione Cochrane del 2020 sugli intervalli di richiamo non ha trovato differenze, negli adulti, tra il controllo ogni sei mesi e l’intervallo basato sul rischio.
Vuoi più pazienti dalla comunicazione?
Sito, scheda Google, recensioni e social: costruiamo una strategia di marketing odontoiatrico nel rispetto delle regole sulla pubblicità sanitaria.
Scopri il servizio