Secondo le dichiarazioni fiscali raccolte con gli ISA (Indici sintetici di affidabilità), un dentista con partita IVA in Italia ha dichiarato in media 72.300 euro di reddito su 234.000 euro di fatturato nell’anno d’imposta 2023. Il reddito è circa il 31% di quello che lo studio incassa, e va ancora tolto di contributi ENPAM e tasse.
Dietro la media ci sono situazioni molto diverse: il dentista dipendente, il collaboratore pagato a percentuale, il titolare che firma l’affitto e le buste paga. Qui trovi i dati ufficiali, come leggerli e come si passa dal fatturato dello studio a quello che resta davvero al titolare.
Quanto guadagna un dentista in Italia secondo i dati ufficiali?
La fonte più solida sui guadagni dei dentisti in Italia sono le statistiche ISA dell’Agenzia delle Entrate e del Dipartimento delle Finanze, che raccolgono quanto dichiarano i professionisti. Per gli odontoiatri, nell’anno d’imposta 2023, il dato è di 234.000 euro di fatturato medio e 72.300 euro di reddito medio, cioè il 30,9% del fatturato.
Il reddito medio negli anni precedenti era più basso: 61.700 euro nel 2019, 55.000 nel 2020 (l’anno delle chiusure per la pandemia) e 67.000 nel 2021, quando il fatturato medio era di 219.600 euro. In quattro anni il reddito medio è cresciuto di circa 10.600 euro.
| Anno d’imposta | Reddito medio (euro) |
|---|---|
| 2019 | 61.700 |
| 2020 | 55.000 |
| 2021 | 67.000 |
| 2023 | 72.300 |
Fonte: statistiche ISA (MEF, Agenzia delle Entrate) riportate da Odontoiatria33, giugno 2023 e ottobre 2025.
Una precisazione: gli ISA non si applicano a chi è in regime forfettario. Molti giovani dentisti con fatturati bassi sono forfettari, quindi la media ISA descrive chi lavora già con volumi più alti.
Fatturato e reddito: la differenza che cambia tutto
Il fatturato è quello che lo studio incassa dai pazienti. Il reddito è quello che resta dopo aver pagato i costi dello studio: personale, laboratorio, materiali, affitto, attrezzature, utenze, consulenti. Sul reddito si pagano poi contributi previdenziali e IRPEF.
L’errore più diffuso online è presentare il fatturato come guadagno. La cifra di 169.900 euro che compare in molte pagine come “quanto guadagna un dentista” è il fatturato medio dei titolari persone fisiche nel 2021: il loro reddito medio, nello stesso anno, era 65.500 euro.
Come leggere le cifre che trovi online
Le cifre sui guadagni dei dentisti che circolano in rete sembrano contraddirsi perché misurano cose diverse. I portali lavoro stimano lo stipendio dagli annunci e dalle segnalazioni degli utenti, spesso senza dire su quale campione. Le statistiche fiscali vengono invece dalle dichiarazioni dei redditi. Poi c’è la differenza tra lordo e netto, tra mese e anno, tra stipendio e fatturato.
Prima di confrontare due numeri, chiediti sempre quattro cose: è lordo o netto? È al mese o all’anno? È un fatturato o un reddito? Viene da un annuncio o da una dichiarazione fiscale?
Quanto guadagna al mese un dentista dipendente?
In Italia il dentista dipendente è una figura meno diffusa del libero professionista, e per lo stipendio non esiste una statistica ufficiale paragonabile agli ISA. Quello che si può dire con certezza è da cosa dipende.
Dentista in ospedale o nel servizio pubblico
Il dentista assunto da un’azienda sanitaria pubblica è un dirigente del ruolo sanitario: la retribuzione la fissa il contratto nazionale della dirigenza, con una parte fissa uguale per tutti e parti variabili legate all’incarico e all’anzianità. Lo specialista ambulatoriale convenzionato con il Servizio sanitario nazionale è invece pagato a ore, secondo l’accordo collettivo della specialistica ambulatoriale. In entrambi i casi la cifra cambia molto con gli anni di servizio e con le ore lavorate.
Dentista dipendente di una clinica privata
Nelle cliniche e nelle catene private l’inquadramento varia da struttura a struttura: alcune assumono, molte preferiscono collaboratori a partita IVA. Le medie dei portali di annunci per questa figura oscillano molto e non dichiarano il campione, quindi è meglio non prenderle come riferimento per una trattativa.
Quanto guadagna un dentista neolaureato
Il primo anno dopo la laurea di solito si lavora come collaboratore in uno o più studi, con pochi pazienti propri e un compenso legato alla produzione. Per questo il reddito di un neolaureato è in genere molto lontano dalla media ISA: cresce con l’esperienza clinica, con la velocità alla poltrona e con il numero di pazienti che lo studio gli affida.
Quanto guadagna un dentista libero professionista
Il dentista libero professionista lavora con partita IVA: può essere titolare di uno studio, socio di uno studio associato o collaboratore in studi di altri. È la situazione più comune ed è quella descritta dagli ISA.
Il collaboratore a percentuale
Il giovane dentista che collabora con uno studio viene quasi sempre pagato con una percentuale sulla produzione: lo studio fattura le cure al paziente e riconosce al collaboratore una quota di quello che ha prodotto. In alternativa alcuni studi pagano un fisso a giornata.
La percentuale dipende da cosa mette lo studio (poltrona, assistente, materiali, laboratorio, pazienti) e dal tipo di prestazioni: una seduta di igiene non pesa come un intervento di implantologia. Sul compenso il collaboratore paga poi i propri contributi e le tasse, quindi il netto è sensibilmente più basso della cifra in fattura.
Contributi ENPAM e tasse
Sul reddito da libera professione il dentista versa all’ENPAM la Quota B (istruzioni ENPAM al modello D 2026): il 19,50% fino a 150.000 euro di reddito e l’1% sulla parte che supera quella soglia (aliquote sui redditi 2025). Sul resto si paga l’IRPEF, oppure l’imposta sostitutiva se si è nel regime forfettario. Il calcolo esatto dipende dalla situazione personale: qui basta sapere che tra reddito dichiarato e netto in tasca c’è ancora un passaggio consistente.
Le specializzazioni (ortodonzia, chirurgia orale, implantologia) incidono sul reddito, ma in Italia non esistono statistiche ufficiali per branca. Le cifre per specialità che trovi online non hanno una fonte verificabile.
Quanto guadagna uno studio dentistico e quanto resta al titolare?
Uno studio dentistico in Italia fattura in media 234.000 euro all’anno e il titolare dichiara in media 72.300 euro di reddito (ISA, anno d’imposta 2023). La forma giuridica cambia molto il quadro: gli studi associati fatturano di più delle persone fisiche, le società ancora di più, ma il reddito della società non coincide con il guadagno del socio.
Nel 2021 i titolari persone fisiche erano 28.554, con 169.900 euro di fatturato medio e 65.500 di reddito. Gli studi associati erano 4.346, con 308.000 euro di fatturato e 87.200 di reddito. Le società di capitali erano 3.146, con 379.000 euro di fatturato e 29.200 euro di reddito: quel reddito è l’utile della società, mentre il socio guadagna con i compensi e gli utili che si fa distribuire. Le differenze tra le forme sono spiegate nell’articolo su studio associato, srl o stp.
Dal fatturato al netto: dove vanno i soldi dello studio
Il rapporto medio tra reddito e fatturato, poco meno di un terzo, dice una cosa semplice: due euro su tre incassati se ne vanno per tenere aperto lo studio. Le voci sono sempre le stesse:
- personale (ASO, segreteria, igienisti, eventuali collaboratori);
- laboratorio odontotecnico;
- materiali e strumenti di consumo;
- affitto o mutuo dei locali;
- ammortamenti delle attrezzature, dai riuniti alla radiologia;
- utenze, assicurazioni, consulenti, gestionale;
- marketing e comunicazione.
Il peso di ogni voce cambia molto da studio a studio, ed è qui che si decide il margine. Due studi con lo stesso fatturato possono lasciare al titolare redditi molto diversi: basta un laboratorio pagato troppo, un riunito fermo mezza giornata o un organico pensato per un volume di lavoro che non c’è. Leggere questi numeri voce per voce, mese per mese, è il lavoro del controllo di gestione dello studio dentistico.
Fatturato per poltrona e per ora clinica
Il fatturato totale dice poco se non sai con quante poltrone e quante ore è stato prodotto. Per confrontare il tuo studio con se stesso nel tempo servono indicatori più fini: produzione per poltrona, produzione per ora di poltrona effettivamente lavorata, incidenza del personale sul fatturato. Come si calcolano lo spieghiamo nell’articolo sui KPI dello studio dentistico.
Quanto deve rendere lo studio perché convenga
Un modo onesto di valutare il proprio studio è confrontare il netto del titolare con quello che guadagnerebbe da dipendente, a parità di ore. La differenza deve ripagare due cose che il dipendente non ha: il rischio d’impresa e il capitale investito in locali e attrezzature. Se il netto del titolare è vicino a quello di un collaboratore, lo studio sta lavorando per i fornitori. Chi sta valutando di aprire trova i costi di partenza nell’articolo su quanto costa aprire uno studio dentistico.
Cosa fa la differenza tra uno studio che guadagna e uno che fattura
Le leve che spostano il margine sono quasi tutte organizzative:
- Accettazione dei preventivi. Ogni piano di cura non accettato è tempo di prima visita pagato e non recuperato. Come si presenta e si segue un preventivo è il tema dell’articolo sul preventivo dello studio dentistico.
- Agenda e tempi alla poltrona. Buchi, ritardi e appuntamenti saltati sono ore di costo fisso senza produzione. Su agenda, flussi e team lavora la consulenza sulla gestione dello studio dentistico.
- Peso delle convenzioni. Fondi e convenzioni portano pazienti ma abbassano il prezzo medio: va misurato quanto rendono davvero. Ne parliamo nell’articolo sulle convenzioni odontoiatriche.
- Costo del personale. Un organico ben dimensionato si ripaga, uno sovradimensionato si mangia il margine.
Lavorare su queste leve con i numeri alla mano, invece di inseguire solo il fatturato, è il passaggio da titolare a dentista imprenditore.
I numeri degli ultimi anni contano anche il giorno in cui si vende: il valore di uno studio alla cessione dello studio dentistico dipende dai suoi conti, non dal suo fatturato.
Come si capisce quanto guadagna davvero il tuo studio?
Per sapere quanto guadagna il tuo studio servono pochi numeri, letti con regolarità: fatturato mensile, margine dopo i costi diretti, costo del personale sul fatturato, tasso di accettazione dei preventivi, prime visite al mese. Se oggi li ricostruisci solo a fine anno con il commercialista, li stai leggendo quando non puoi più cambiarli.
Per sapere quanto resta davvero al tuo studio si parte dal conto economico, voce per voce. Nella giornata di analisi in studio un consulente DentalFAN legge con te ricavi, costi e margine, insieme a preventivi e produzione, e ti indica le voci su cui intervenire per prime. Se preferisci prima un confronto, contattaci.
Domande frequenti
Chi guadagna di più, un dentista o un medico?
Dipende dal rapporto di lavoro e dalla specializzazione, e le fonti ufficiali usano metodi diversi per le due professioni, quindi un confronto diretto rischia di essere fuorviante. Per i dentisti il riferimento sono le statistiche ISA: 72.300 euro di reddito medio nel 2023. Il medico ospedaliero ha uno stipendio da contratto, il dentista libero professionista un reddito che dipende da quanto rende lo studio.
Quanto guadagna un dentista proprietario?
Un dentista titolare di studio come persona fisica ha dichiarato in media 65.500 euro di reddito su 169.900 euro di fatturato nel 2021, secondo le statistiche ISA. Negli studi associati il reddito medio era 87.200 euro. Sono cifre prima di contributi ENPAM e tasse, e cambiano molto con la dimensione e l’organizzazione dello studio.
Qual è il fatturato medio di un dentista in Italia?
Il fatturato medio degli odontoiatri soggetti agli ISA è di 234.000 euro per l’anno d’imposta 2023. Nel 2021 era 219.600 euro. Il dato non comprende chi è in regime forfettario e mescola studi molto diversi per dimensione: per valutare il tuo è più utile guardare la produzione per poltrona e il margine.
Quanto prende un dentista in ospedale?
Il dentista dipendente di un’azienda sanitaria pubblica è inquadrato come dirigente sanitario e la sua retribuzione la stabilisce il contratto nazionale della dirigenza, con una parte fissa e voci legate all’incarico e all’anzianità. Lo specialista ambulatoriale convenzionato è pagato a ore. In entrambi i casi conta molto l’anzianità di servizio.
Qual è la differenza tra dentista e odontoiatra?
Nessuna, nella pratica: “dentista” è il termine comune, “odontoiatra” quello professionale. Entrambi indicano il laureato in odontoiatria e protesi dentaria iscritto all’albo degli odontoiatri, abilitato a diagnosticare e curare denti, gengive e bocca. Anche nelle statistiche fiscali e previdenziali la categoria è una sola: gli odontoiatri.
Quanto rende davvero il tuo studio?
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